Una mattina come tante, un normale notiziario — così pensavano tutti quelli che avevano acceso la TV – RiVero

Una mattina come tante, un normale notiziario — così pensavano tutti quelli che avevano acceso la TV

Una mattina come tante, un normale notiziario — così pensavano tutti quelli che avevano acceso la TV. Immagini consuete, la conduttrice sicura di sé col suo sorriso inconfondibile, ritmo tranquillo. Tutto procedeva come sempre… finché non è accaduto qualcosa di strano.

La conduttrice, Clara, si trovava nel cuore della diretta. La sua voce calda e rassicurante accompagnava le notizie del giorno: il meteo, gli aggiornamenti politici, una breve intervista al ministro dell’interno, qualche curiosità sullo sport. Niente di nuovo, niente che potesse scuotere la routine quotidiana.

Ma, all’improvviso, il suo sguardo si svuotò, e l’intonazione che aveva mantenuto per anni nel suo lavoro, perfetta e misurata, svanì. Clara fissò per un attimo il gobbo teleprompter, ma non continuò a leggere. Si interruppe, sgranando gli occhi, come se avesse visto qualcosa che nessun altro poteva vedere. L’inquadratura si spostò brevemente su un operatore, e il suo viso impassibile sembrò quasi troppo distante, come se anche lui fosse estraneo alla situazione.

La regia si fermò. Il tecnico dietro la telecamera fece un cenno al regista, ma questi sembrava troppo confuso per reagire. Tutto si congelò in un attimo sospeso, mentre Clara rimaneva immobile, ma il suo sguardo non era più rivolto alla telecamera: sembrava guardare verso l’infinito, verso qualcosa che nessuno riusciva a comprendere.

Poi, con una calma inquietante, Clara parlò, ma non leggeva dal gobbo. La sua voce era diversa, più profonda, più… estranea.

«Non è come pensate», disse lentamente, senza distogliere lo sguardo dal nulla. «C’è un errore. Un grande errore. Ma non possiamo fare nulla per fermarlo.»

I membri della troupe iniziarono a guardarsi l’uno con l’altro. Qualcuno provò a chiamare l’ufficio tecnico, ma la voce della conduttrice continuò, come se stesse seguendo una sua linea di pensiero.

«Vi abbiamo mentito. Ogni parola che avete ascoltato in tutti questi anni era stata programmata, elaborata da qualcuno che non avevate mai visto. E ora, finalmente, è arrivato il momento della verità.»

Il regista, palido come un fantasma, gridò agli operatori di spegnere la trasmissione. Ma la schermata della diretta rimase fissa sul volto di Clara, che si stava lentamente piegando in avanti, come se stesse cercando di comunicare direttamente con qualcuno nell’oscurità.

Poi, con un sorriso stranamente sereno, disse: «Mi dispiace. È troppo tardi.»

Lo schermo divenne nero per un secondo, e nessuno riusciva a capire cosa stesse succedendo. La regia tentò di riprendere il controllo, ma non c’era più il segnale. Fu come se la realtà stessa avesse smesso di aderire al suo corso consueto.

Improvvisamente, Clara riapparve. Non era più nel suo studio, non era più davanti alla telecamera. Sembrava trovarsi in un paesaggio desolato, avvolto da una luce che non esisteva. Intorno a lei non c’era altro che un vuoto silenzioso. Le sue parole, ora senza alcun filtro, sembravano risuonare nell’aria, senza una destinazione precisa.

«Questa era solo una parte di un gioco ben più grande», disse, la voce calma, quasi sussurrata, ma inconfondibile. «Tutto ciò che avete visto, sentito, vissuto, è stato programmato da un’intelligenza che non appartiene a questo mondo. Voi siete solo… spettatori, intrappolati nella trama di una storia che non avete scritto.»

Il mondo si fermò. La città fuori dalle finestre dei telespettatori divenne silenziosa. Le strade, normalmente affollate, erano deserte. Le persone che avevano acceso la TV si erano tutte fermate in quel momento, come se l’universo stesso stesse trattenendo il fiato.

Clara sorrise di nuovo. «Ora che lo sapete, tutto cambierà. Non ci sarà più un ritorno alla normalità. Non ci sarà più un futuro in cui il passato è ancora valido. Vi lascio con questo.»

E poi, senza preavviso, lo schermo divenne bianco. Un vuoto assoluto.

Nessuna trasmissione è più andata in onda da quel giorno. Il governo ha avviato una vasta inchiesta, ma non ha mai trovato alcuna risposta soddisfacente. Gli esperti parlano ancora di un guasto tecnico, ma qualcosa nell’aria, nel silenzio che seguì quella trasmissione, suggeriva che la verità fosse ben più complessa.

E il mondo, dopo quella mattina, non fu più lo stesso.

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Una mattina come tante, un normale notiziario — così pensavano tutti quelli che avevano acceso la TV
«Где ты?! Мои родители приехали, а ужина нет! Домой немедленно!» — кричал по телефону муж Светланы Светлана обувает свои туфли только у лифта, босиком идёт по холодному кафелю, наплевав на приличия – ногам важнее. Телефон гудит, когда она уже на остановке: — Света! – орёт Андрей. – Где тебя черти носят? — Я только с работы, Андрюша. — Мне плевать на твою работу! У нас гости! Мои родители приехали! Стол пустой! Никто не предупредил, а теперь мать намекает, что я женился неудачно. Андрей требует немедленно вернуться – “Семья важнее твоих больных!”. В автобусе Светлана думает – что быстрого приготовить: макароны, сосиски, консервированный салат. Или не ехать вообще?.. Но едет. Дома весёлые разговоры, а Светлана – как прислуга. Никто не спрашивает, все только критикуют, просят – хлеб, солёные огурцы, горчицу… Она моет посуду в два ночи, после дежурства в больнице, а муж считает: «Тебе что, тарелки – проблема?» На работе коллега Марина приглашает на йогу для медработников: «Это для души!» Светлана решается – и впервые чувствует себя живой. А дома снова скандал: где ужин, почему задержалась, зачем тебе йога? Светлана ходит тайком – и однажды просто выключает телефон, когда муж звонит: «Домой! Родители приехали!» Она смело отвечает: «Я – жена, а не рабыня». Через месяц – отпуск в санатории на Азовском море. Одна. Море, круассан на завтрак, разговоры с незнакомой женщиной, которая тоже решила изменить жизнь. И мысль: «А может вообще не возвращаться?» Вернувшись домой, Светлана объявляет: четверг – йога, ужин готовим вместе или по очереди. Андрей впервые признаёт – придётся учиться. Светлана знает: теперь она тоже имеет право быть счастливой. И это правда.